Refrontolo
Inserito nelle colline che chiudono a est il Quartier del Piave, Refrontolo è noto per la salubrità straordinaria del clima e la dolcezza dei suoi colli.
Dal piazzale della chiesa si può dominare tutto il Quartiere, contornato dal Piave e dal Montello, dal massiccio del Grappa e dalle colline prealpine.
Forse rifacendosi a queste idilliache visioni alcuni fecero derivare in passato il toponimo Refrontolo dalle parole latine Rex frondium e Roncus frondium a indicare rispettivamente o le folte boscaglie in cui in epoca remota il paese era immerso, o il fruscio delle piante agitate dal vento.
Più correttamente l’etimo “roncus” indicava invece in epoca medievale la condizione di un terreno disboscato e dissodato.
Intorno al 1100 il paese si presenta come un luogo fortificato di proprietà dei Collalto. La dipendenza dalla Nobil Casa si protrarrà fino alla caduta della Repubblica Veneta nel 1797.
Nel 1827 Refrontolo viene elevato a capoluogo comunale con le frazioni di Collalto e Barbisano.
Tra il 1866 e 1870 Collalto si separa per unirsi a Susegana, mentre nel 1928 Refrontolo, con la frazione di Barbisano, viene aggregato al Comune di Pieve di Soligo perdendo la sua secolare autonomia.
Refrontolo riacquista lo status di comune autonomo nel 1946, ma senza Barbisano che rimane frazione di Pieve di Soligo.
Usanze e tradizioni
falò tradizionale veneto, il 5 gennaio.
dove è possibile ammirare, all’interno delle sale, una rassegna di presepi privati di diverse forme rappresentanti sotto ottiche diverse la Natività. La mostra si svolge ogni anno nel periodo dal 18 dicembre alla fine di gennaio presso il Molinetto della Croda.
che si svolge tra fine aprile e primi di maggio.
nel mese di luglio.
rievocazione storica in costumi popolari della tradizionale “Festa per il nuovo raccolto” che si svolge annualmente nei due fine settimana centrali di ottobre. Una fotografia vivente della prima metà del ‘900, che ritrae un momento particolarmente significativo nell’attività del mulino quando, completato il raccolto, gli agricoltori della zona potevano finalmente portare il granoturco al mugnaio per la prima macina della farina. Il molinetto viene rimesso come era nella prima metà del 900 sia all’interno che all’esterno. Le varie stanze vengono riarredate nello stile di quegli anni, in alcuni casi attingendo a suppellettili originali del molinetto, generosamente concesse in uso per il periodo dai legittimi proprietari. A dorso d’asino, a spalle o su un carretto d’epoca trainato da animali, il nuovo raccolto della biava (granoturco) viene portato al mulino per essere macinato, inaugurando così, come da tradizione, la polenta nuova. Figuranti in costumi popolari presentano i lavori tipici di allora, da vari anni oramai scomparsi.
si svolge a novembre nella Barchessa di Villa Spada.
il 5 dicembre.
Curiosità
Una figura di spicco legata a Refrontolo è la pittrice Emma Ciardi, nota per i suoi paesaggi suggestivi e vitali del Settecento. Nell’ultimo periodo della sua esistenza trova nuova ispirazione qui, dove compra una casa e si ritira nella quiete della campagna a dipingere.
Tra sopiti bisbigli e fruscii, idilli, danze e madrigali, vezzi e grazie (parole che tornano spesso nei titoli delle sue opere) è la natura che parla nei suoi quadri con grandiosa semplicità. Se allora la pittura di Emma piaceva senza turbare, ancora oggi il suo mestiere sapiente, la sua pennellata minuta, fratta, brulicante di tinte, veloce, quel suo riuscire a evocare con un minimo tocco di pennello una gondola, un ombrellino, la chitarra di un Pierrot, con tocco sempre sicuro, senza ritocchi (“i quadri va in malora se i xe titignai”, diceva) che sa affascinare.
Durante la prima guerra mondiale, tra il ’17 e il ’18, il paese fu invaso dal nemico, in quella che viene definita “Battaglia del Solstizio”, combattuta nel giugno 1918, che fu l’ultima grande offensiva sferrata dagli austriaci nel corso della prima guerra mondiale e che si spense davanti alla valorosa resistenza dei soldati italiani.
La residenza denominata “Villa Spada” fu occupata e usata come sede del Comando operativo dell’esercito Austro-Ungarico, in virtù della sua strategica posizione con visuale diretta della linea del fronte sul fiume Piave.
Le vicende di quel particolare momento storico, vissute nella magnifica residenza di Villa Spada, sono elegantemente rappresentate nel romanzo “Non tutti i bastardi sono di Vienna”, scritto da Andrea Molesini e vincitore del “Premio Campiello”, edizione 2011.

